SABATO 9 MAGGIO 2020

SANTUARIO DELLA MADONNA DEL BAGNO (1687)

CASALINA – DERUTA (PG)

“…e le gratie della Sacra Imagine della Madonna, posta trà i due rami d’una quercia nel Colle del Bagno      9 miglia lungi da Perugia, quasi due più oltre da Diruta, et uno di quà da Casalina, dipinta già in un picciol fondo di tazza da bevere, per confondere le grandezze del Mondo…

(Historia della Madonna del Bagno…, Archivio Storico di S.Pietro, Perugia, Mazzo XXVI/l, f.2v)

IL  TERRITORIO

Su di un colle verdeggiante, a quindici chilometri da Perugia, sorge Deruta. Nata come insediamento rustico in età romana,  nel 1200 entrò nell’orbita dei possedimenti perugini  rivestendo un ruolo di primo piano per il controllo del territorio. Le epoche successive la consacreranno come polo artistico e culturale di grande rilievo  grazie alla produzione di arte ceramica documentata nel borgo a partire almeno dal XIV secolo.  Da Deruta si può raggiungere facilmente la località Casalina ove nel secolo XVII sorse, a fianco di una sorgente d’acqua sulfurea, un piccolo santuario conosciuto con il nome di  Madonna del Bagno. L’origine del nome deriva da una fonte la quale,  scendendo verso il Tevere,  si allargava a valle a formare una sorta di pozza molto larga e profonda poco più di tre metri. Fu naturale quindi conferirgli il nome di Madonna del Bagno così come fu immediato per molte persone esprimere il ringraziamento per le grazie ricevute con il  “dono delle mattonelle” una tradizione che rimase viva per molto tempo e che, dopo essersi affievolita nel XIX secolo, riprese con vigore nel Novecento. L’architettura è essenziale, rivestita  semplicemente da mattoni  ed emerge improvvisamente dalla fitta  vegetazione. Al suo interno custodisce un patrimonio di circa settecento  formelle votive interamente realizzate in ceramica e le maioliche, coprendo un arco temporale di trecentocinquanta  anni,  formano un singolare rivestimento parietale  confermandosi come interessante documento iconografico della devozione religiosa, del  lavoro contadino e dei pericoli a cui la vita quotidiana era esposta. Nel settembre del 1980 vi fu un massiccio furto di ex voto e il santuario resto chiuso per sette anni. Ne vennero ritrovati alcuni esemplari purtroppo irrimediabilmente danneggiati.  Venne  quindi realizzata una fedele copia di tutte le formelle mancanti e l’intero apparato artistico fu messo in sicurezza.   Alcune mattonelle riportano la sigla P.G.R (per grazia ricevuta) altre la sigla V.F.G.A (voto fatto grazia avuta).        Sopra l’altare un’ iscrizione:  Madre della Santa Speranza

 

(Foto scattate da Raffaella V.)

 

 

LA STORIA

Nel 1643 un frate zoccolante cappuccino, mentre percorreva un sentiero nei dintorni di Deruta, vide a terra una tazza in ceramica di quelle che i viandanti usavano per bere alle fontane. Sul fondo era dipinta la Vergine Maria con il Bambino rappresentato mentre sorregge il mondo sulle sue mani e non seduto sul grembo della Madre ma in posizione scattante come per accorrere in aiuto di qualcuno che invoca soccorso. Il frate per rispetto la raccolse e la posò tra i rami di una giovane quercia per renderla visibile alla devozione dei passanti. Trascorsero gli anni e la tazza cadendo a terra fu soggetta a deterioramento fino a che non rimase solo il fondo con l’immagine sacra. Un giorno Christofono, un “merciaro” della zona, passando per lo stesso sentiero percorso qualche anno prima dal frate cappuccino, vide a terra il frammento e lo incastonò solidamente tra due rami della giovane quercia. Avvenne poi che nel marzo del 1657 la moglie di Christofono si trovò in fin di vita a causa di una grave malattia. L’uomo si recò davanti all’immagine di Maria –  che aveva fissato all’albero – e mosso da grande fede chiese la guarigione per la moglie. La sera rientrando dal lavoro “trovò la moglie fuori dal letto, in perfetta sanità che scopava la casa”. Il miracolo della quercia (così venne chiamato inizialmente) si diffuse rapidamente e subito venne costruita una piccola cappella a protezione della quercia che ospitava l’immagine sacra ma l’autorità ecclesiastica si trovò momentaneamente costretta a interdirne l’accesso ai fedeli. Iniziò il processo che doveva stabilire se la nuova devozione poteva essere permessa e solo dopo un mese il culto alla Madonna della quercia fu approvato sotto il titolo di Madonna del Bagno, ripresero i pellegrinaggi e il 28 ottobre dello stesso anno una grande festa con la partecipazione di numerosi fedeli segnò l’inizio ufficiale del culto e del progetto di ampliamento del santuario.  Alla base della quercia, sul retro dell’altare, è visibile la mattonella che ricorda la guarigione miracolosa della moglie di Christofono. Nel grande furto del 1980 la mattonella si spezzò e fu abbandonata sul posto.                              Restaurata essa è ancora lì a ricordare la grazia che diede avvio al santuario.

LA FESTA SI CELEBRA: 8 settembre

LA PREGHIERA TRADIZIONALE DEL SANTUARIO

O Madre di misericordia, salute degli infermi, rifugio dei peccatori, consolazione dei mesti.

Voi conoscete i miei bisogni, le mie pene, le mie sofferenze, degnateVi abbassare sopra di me uno sguardo benigno.

O Madre della santa speranza, udite il gemito di questo peccatore, ma figlio Vostro.

Voi avete voluto che questo Santuario divenisse un luogo privilegiato, donde diffondere i Vostri favori

e già molti infelici vi hanno trovato il rimedio alle loro infermità spirituali e corporali.

Vengo io pure pieno di fiducia ad implorare i materni Vostri favori; esaudite dunque, o tenera Madre, l’umile mia preghiera, siate il mio soccorso nei bisogni, il mio conforto nelle afflizioni, il mio aiuto in tutti i pericoli e colmato del Vostri benefizi, mi sforzerò d’imitare le Vostre virtù per partecipare un giorno alla Vostra gloria in Paradiso. E così sia.

 

 

 

UN  POSSIBILE  SPUNTO DI RIFLESSIONE

Entrare nel Santuario della Madonna del Bagno è come entrare in uno dei momenti più delicati della vita di centinaia di persone , quello in cui la  paura e la disperazione trovano nella fede e nella speranza il punto di svolta. Ogni  “mattonella” racconta la storia di coloro che hanno fermamente creduto che l’impossibile potesse verificarsi. Il percorso degli ex voto non è più in ordine cronologico come in origine e si alternano in ordine sparso le scene di vita quotidiana del 1700 e i terribili momenti della Seconda Guerra Mondiale, gli incidenti occorsi nella vita contadina dei primi anni del 1800 e le criticità della pandemia di febbre spagnola del 1918-1919, etc… I tempi cambiano e con loro cambiano i pericoli e i timori dell’umanità ma in uno spazio sacro di 23,2 m x 13 m, al centro della storia e delle storie, c’è ancora, incastonata in una quercia ormai non più giovane e rigogliosa ma secca e priva di fronde, l’immagine della Vergine Maria con il Bambino che sorregge il mondo sulle sue mani e che è pronto a prestare soccorso a chiunque lo invochi. La teofania che qui si è manifestata fa fare memoria ai derutesi e a chiunque varchi la soglia di questo santuario che bisogna affidarsi totalmente a Maria, confidare in lei che è Madre della speranza e che il Signore ha inviato il suo unico Figlio per la salvezza del mondo.