Mons. Bassetti lascia di sé un ricordo affettuoso, ma anche energico, tra la popolazione che lo ha avuto per dieci anni come Pastore.
Prima di uscire da una scuola elementare di Arezzo

si sente tirare la talare. “Ciao, vescovo, conosci il Papa? Quando lo vedi, puoi dargli un bacio da parte di Mohammed?”. A Rigutino, un paese nel cuore della Valdichiana, lo fermano i genitori: “Eccellenza, ci aiuti: i nostri figli hanno imboccato strade sbagliate. E a noi non danno ascolto”. Nelle aziende orafe o in quelle manifatturiere gli operai lo prendono sottobraccio: “Faccia sentire la sua voce. Lei è uno dei pochi che può sostenerci”. Frammenti di vita da Pastore. Colloqui, incontri, confidenze e suppliche raccolte lungo le strade della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro nei suoi dieci anni in questo angolo di Toscana. Il suo è stato un ministero che ha voluto impostare scegliendo di camminare sui sentieri dell’uomo di oggi per accoglierlo, consigliarlo, ammonirlo. Sempre con lo stile di un padre. “Non sarò il vostro babbo, ma almeno consideratemi uno zio” ci ha sempre scherzato su, Bassetti, con il suo tipico fare fiorentino. E con il sorriso ha cambiato il volto della Chiesa che ha appena lasciato. Una Chiesa che è più aperta ai laici, che è alimentata dalla comunione del presbiterio, che percorre nuovi sentieri di evangelizzazione, che crede nella cultura e nella politica, che affronta con forza le sfide lanciate da chi arriva da lontano, che scommette sul cammino ecumenico e il dialogo. I suoi tratti distintivi sono legati alle montagne che dividono la Toscana e l’Emilia Romagna dove affondano le radici del nuovo arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Gualtiero Bassetti nasce a Popolano, una località di Marradi, nella diocesi di Faenza-Modigliana, il 7 aprile 1942. Dopo aver trascorso l’infanzia a Fantino, nell’arcidiocesi di Firenze, nel 1956 entra nel Seminario di Firenze. Il 29 giugno 1966 viene ordinato sacerdote nel duomo di Santa Maria del Fiore. Inviato vice parroco nella comunità di San Salvi, affronta la sua prima emergenza: l’alluvione di Firenze. Lo ricorda spesso per testimonianza la presenza della Chiesa vicino alla gente colpita da una sciagura. Nel 1972 viene nominato rettore del Seminario minore e sette anni più tardi il cardinale Giovanni Benelli gli affida l’incarico di rettore del Seminario maggiore a soli 37 anni.

Vicario, poi Vescovo
Nel 1992 il cardinale Silvano Piovanelli lo chiama a diventare vicario generale dell’arcidiocesi di Firenze. Due anni più tardi, Giovanni Paolo II lo elegge vescovo di Massa Marittima-Piombino. Viene ordinato vescovo l’8 settembre 1994 nella basilica di San Lorenzo a Firenze e dieci giorni più tardi fa il suo ingresso nella diocesi a lui affidata. Il 21 novembre 1998 viene eletto vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dove fa il suo ingresso il 6 febbraio 1999. Nel primo messaggio alla diocesi, in occasione della Pasqua, lancia il monito a “cambiare gli atteggiamenti del cuore” e l’appello alle istituzioni a “liberarsi dagli interessi di parte, antitetici al bene comune”. Parole che indicano fin da subito il suo approccio. Poi promuove i Giovedì di preghiera per la pace nei Balcani e fa sentire la sua voce in difesa dei lavoratori dello storico marchio aretino dell’abbigliamento, la Lebole. L’inizio del suo ministero aretino coincide con la preparazione al Giubileo del 2000 a cui Bassetti dedica la sua prima lettera pastorale, in cui scrive che “il Giubileo è un’ottima occasione per convertirci a uno stile di vita che riveli la predilezioni verso i più bisognosi”. Nel messaggio di Natale il suo pensiero va al carcere, ai giovani “esclusi dalla partecipazione alla vita sociale e politica”, ai bambini bersaglio degli “influssi negativi dei mass media”.

Accanto ai giovani
Nell’Anno santo guida il più grande pellegrinaggio della storia diocesana: a Roma con 11 mila in udienza da Giovanni Paolo II. Ad agosto partecipa alla Gmg di Roma. Sarà una costante del suo episcopato: insieme con i suoi ragazzi per il mondo nelle Giornate mondiali della gioventù, accanto a loro sulle vie della diocesi. Ai giovani Bassetti scrive lettere, propone incontri, fino a lanciare lo scorso anno l’idea di un “patto educativo” fra comunità ecclesiale, istituzioni, realtà formative e associazionismo per rispondere all’emergenza educativa. E con i ragazzi si mette in marcia più volte scalando per 20 chilometri a piedi il monte della Verna per ringraziare il Signore delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Quasi un’appendice al suo incarico di delegato per i Seminari d’Italia (nomina che risale al 2001 con Giovanni Paolo II e che è stata confermata da Benedetto XVI nel marzo 2006). Nei piani pastorali affronta i temi della famiglia, dell’accompagnamento delle coppie prima e dopo il matrimonio, della parrocchia dal volto missionario, della riscoperta dell’identità battesimale, della parrocchia come comunità educante.

I temi sociali
Nei messaggi alla diocesi si sofferma nella crescita degli aborti in Toscana, sull’ingente spesa in materiale pornografico, sulle morti nel lavoro, sulla politica che ha bisogno di un “sussulto profetico”, sulla prostituzione, sulla legalità nella gestione della cosa pubblica, sullo shopping domenicale che snatura il giorno del Signore. Nel 2003 si confronta con l’allarme terrorismo dopo l’assassino del soprintendente Polfer Emanuele Petri da parte delle Brigate rosse e sceglie di mostrare il volto misericordioso di Cristo pregando sulla salma del brigatista Mario Galesi. L’attenzione al mondo del lavoro e dell’impresa trova un punto fermo nella lettera che pubblica il 1° maggio 2004, dal titolo Nella crisi: la speranza oltre ogni paura, che quasi preannuncia le difficoltà del recente terremoto economico-finanziario a cui risponde quest’anno creando un Fondo di solidarietà gestito dalla Caritas. La sua sensibilità ecumenica, che ha portato Bassetti a essere nominato membro del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, si concretizza nell’esperienza di Rondine – Cittadella della Pace, nella vicinanza al santuario francescano della Verna e al monastero benedettino di Camaldoli (“terrazze aperte sul mondo” ama ripetere il Pastore) e nell’impegno verso gli immigrati arrivati soprattutto dall’Est Europa.

Giacomo Gambassi  uff. stampa diocesi di Arezzo

 

(fonte La Voce Umbria)