I Francescani Secolari e l’Economia

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I Francescani Secolari e l’Economia2019-06-09T22:16:54+02:00

Descrizione Progetto

Questo articolo rappresenta una breve riflessione su un tema che vedrà impegnata sia la nostra Fraternità regionale, sia quella nazionale e con varie iniziative i fratelli del Primo Ordine in preparazione dell’incontro di Papa Francesco ad Assisi nel 2020. Il Santo Padre ha scelto la città del Poverello per affrontare, a livello mondiale, le problematiche inerenti al lavoro e la visione che oggi ne sovrintende i meccanismi.
E’ necessario che le nostre Fraternità locali partecipino con interesse all’evento, perché esso non venga vissuto solo come una visita del Papa nella città di San Francesco. (Alfredo Bolletta)

I Francescani Secolari e l’Economia

 

Nel corso dei secoli di vita del nostro Ordine si sono alternati periodi in cui le Fraternità (italiane) si sono occupate di economia, altri ,piuttosto lunghi, in cui le stesse si sono chiuse al loro interno, limitando l’azione ad interventi personali. Occupandosi del bene comune hanno incentrato l’attenzione ai poveri, incidendo sulla legislazione, occupandosi dell’economia politica delle zone soprattutto urbane, dove le più grandi Fraternità erano insediate.

Anche la collaborazione con il Primo Ordine non è stata sempre continua. Quando il legame, quello che oggi la nostra Regola chiama unione vitale reciproca, è venuto meno anche l’impulso verso l’impegno socio-politico si è inaridito e si annoverano solo azioni personali, a volte eroiche. In questi frangenti le Fraternità sono sopravvissute rifugiandosi per lo più nello spiritualismo devozionale. Questi tratti del cammino non devono essere letti come momenti bui della vita dell’Ordine, perché lo Spirito Santo ha comunque mantenuto vivo l’originale carisma.

Sono stati anche i grandi eventi della Storia europea, civile e religiosa, quelli che hanno causato il ritirarsi in sé delle Fraternità, di cui ricordiamo i più importanti: la Controriforma, che ha coinvolto tutto il panorama francescano, il materialismo illuminista, il periodo napoleonico e quasi l’intero ‘800 con i movimenti nazionali per l’indipendenza. Per questi motivi esterni, non senza colpe da ricercare all’interno, le Fraternità dell’Ordine sono state silenti e poco visibili. La Provvidenza ha suscitato proprio nel XIX secolo un grande movimento di preti, di cui molti anche terziari, che impegnandosi nel sociale hanno trovato pronti i laici francescani a collaborare in maniera sostanziale. Per citarne alcuni proponiamo all’attenzione per un approfondimento: S. Giovanni Maria Vianney (il Santo Curato d’Ars), S. Giovanni Bosco, S. Giuseppe Cafasso, S. Giuseppe Cottolengo e molti altri. Nello stesso secolo anche tra i Cardinali si trovano terziari fortemente impegnati nel sociale: Mons. W. Emmanuel Von Ketteler Primate cattolico di Germania, Mons. H. Edward Manning Primate cattolico d’Inghilterra, che hanno affrontato con determinazione la “Questione operaia”, cioè lo sfruttamento dei bambini, delle donne e dei lavoratori in genere da parte di un capitalismo industriale cieco e violento. E’ questo un momento di grande impegno del Terzo Ordine francescano che trova la guida in tre grandi Terziari francescani: Leone Harmel, Leone Dehon e Leone XIII. E’ il momento storico che nell’Ordine è chiamato il periodo dei tre Leoni. La questione operaia trova la sintesi dottrinaria nel 1891 con la grande Enciclica di Leone XIII “Rerum Novarum”.

Anche questo periodo e altri successivi sono caratterizzati dalla brevità. In questa riflessione non è possibile esaminarne i motivi, ma si deve sottolineare una sufficiente prontezza che ha caratterizzato il nostro Ordine al cambiamento di indirizzo che i tempi hanno richiesto.

L’ultimo importante esempio che sottoponiamo all’attenzione è la presenza di molti Terziari francescani che, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno partecipato alla stesura della Costituzione della Repubblica Italiana. Questi, confrontandosi con determinazione con le altre formazioni culturali e politiche, riuscirono a trovare la sintesi per scrivere il documento fondante il Contratto che lega la convivenza civile del nostro popolo. Da molti, infatti, la nostra Costituzione è considerata l’esempio più alto di civiltà che si riscontra nel panorama mondiale.

Premessa questa brevissima e molto incompleta presentazione storica, torniamo ad occuparci di economia, disciplina complessa, coniugata in sistemi talora così diversi da essere antitetici e contrapposti. Limitandoci a guardare quello che succede da noi, a volte rimaniamo perplessi difronte a compromessi che non riusciamo a capire dove ci portano. Al contrario ci hanno insegnato che una teoria economico-politica ben definita porta, con un grado accettabile di tolleranza, a quell’obiettivo che la stessa si è prefisso; cioè il risultato non è casuale. Infatti, introducendo meccanismi, strutture, normative, costumi di vita chiari gli uomini hanno fatto nascere democrazie o oligarchie, monarchie assolute o parlamentari, repubbliche democratiche o oligarchiche, assolutismi feroci o anarchie il cui corso è stato il più vario. Ci sono state anche varianti repentine che la storia ha registrato, cambiamenti di indirizzo politico generalmente prodotti dall’esito di guerre più o meno importanti.

Noi Cristiani e Francescani di oggi siamo per lo più spettatori di fatti che ci corrono sopra? Ognuno può, se vuole, farci una riflessione. Provo brevemente a seguire un percorso tra i tanti che possono essere offerti.

Il popolo che ha seguito l’insegnamento di Gesù Cristo si è dimenticato frequentemente che il cammino dei Cristiani nella Verità è segnato da una strada impervia e piena di ostacoli, ma quella che ha prodotto reali cambiamenti, che se anche sconfitta è rimasta viva, è contraddistinta da azioni di pace, da volontà di comunione fraterna anche e a volte soprattutto con coloro che hanno idee diverse. La nostra Regola ci invita a riprendere il ruolo originale dell’uomo a governare e custodire la Creazione, la Vita, il Mondo. Dio Padre, nella libertà, ci ha delegato ad occuparcene prima di ogni altra umana sovrastruttura dandoci l’aiuto e il conforto dello Spirito Santo con il suggello perenne della Croce redentrice e salvifica del Figlio.

Viene da chiederci se Gesù si è occupato di economia e immediatamente riconosciamo che non ha fatto esplicitamente discorsi in tal senso, né tantomeno ha trattato in maniera scientifica l’argomento. I Vangeli e poi gli Atti degli Apostoli, tuttavia, tracciano chiaramente la forma di vita del Cristiano, il suo modo di essere. Dal nostro modo di essere ci riconosceranno, conseguentemente il fare deve essere la conseguenza del fine ultimo cui tendiamo. Il primato dell’essere è il segno del cristiano e del francescano. Non è forse la Storia della Salvezza un continuo parlare del Padre alla sua creatura più amata e un suo discontinuo ascoltare? Fino al momento sublime del Verbo che si è fatto carne, per rendere eterna l’Alleanza che da tempo ci stava proponendo. Ancora di più, poichè la vita del Figlio-uomo doveva avere inevitabilmente una fine, mistero della Fede, ci ha donato lo Spirito Santo per seguire Gesù nella Parola e nei Sacramenti.

Francesco d’Assisi, “Il quale fece del Cristo l’ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini”, ci ha indicato la strada per “Raggiugere la perfezione della carità nel proprio stato secolare”. San Francesco si limitò a vivere il Vangelo e, ritornando all’economia, non trattò direttamente temi specifici, ma la sua stessa vita fu un trattato economico, dove i francescani di ogni tempo si sono specchiati, allineandosi e a volte discostandosi dal modello indicato dal Serafico Padre e da parte di alcuni cercando di costruire sistemi di pensiero e di opere che ancora oggi possono essere approfonditi e in parte riproposti.

Oggi, perché è vero che “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”, l’uomo si ritrova le stesse diseguaglianze che c’erano al tempo di San Francesco; in modi e forme non molto diverse ci troviamo d’innanzi alla globalizzazione della povertà di tanti e all’arricchimento smisurato di pochi. La cosa peggiore, e noi Italiani lo tocchiamo con mano, è che sta  scomparendo il ceto medio, quel grande cuscinetto sociale che storicamente è il più incline per cultura, per fede a farsi carico di chi ha più bisogno. La giustizia sociale è completamente calpestata in certe popolazioni dall’egoismo delle Nazioni ricche, ma anche in Italia è in atto una deriva in tal senso.

Papa Francesco invoca spesso la necessità di un grande impegno dei cattolici perché, insieme agli uomini di buona volontà, lavorino per conquistare la giustizia sociale per tutti. Noi francescani secolari, che viviamo nel mondo, per vocazione dobbiamo farci carico di azioni concrete con nostre iniziative ed insieme condizionare la politica a muoversi verso la stessa direzione. Ricordiamoci però di curare, o meglio di farci curare dallo Spirito, prima il nostro essere cristiani per evitare di proporre le nostre idee, noi stessi e non invece Gesù Cristo, l’Uomo nuovo ed eterno.

La pace non può esistere senza giustizia. Il Card. Manning nel 1874 scriveva: “Questo accumulare ricchezze come montagne è scandalo! Nessuno stato può sussistere a lungo su tali fondamenta! Non si predica il Vangelo agli stomaci vuoti!”; gli stessi principi si potrebbero riprendere oggi e lavorarci sopra.

Se è vero che i poteri che muovono il mondo e dettano le regole sono dei giganti è pur vero che la Chiesa Cattolica mantiene, nonostante vari problemi, un ruolo non secondario nel mondo. Non c’è però all’interno quella unità di intenti che renderebbe molto più efficacie il messaggio di Papa Francesco. Noi anche su questo dobbiamo confrontarci, prendendo esempio anche dalla nostra tradizione che spesso nella Chiesa è stata trascurata per il nostro ricorrente nascondimento , per accogliere la grazia della comunione fraterna che lo Spirito ci dona e trasmetterla senza riserve nell’assemblea ecclesiale a tutti i livelli.

Prendiamo esempio, senza andare troppo indietro nel tempo, da quei cattolici e da quei terziari francescani in particolare, che trovarono nel Lavoro, parte essenziale del processo economico, il fondamento della nostra convivenza civile, il denominatore che dovrebbe essere comune per tutte le  forze politiche. L’Art. 1 della Costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. L’economia dovrebbe, quindi, porre al centro di ogni scelta proprio il lavoro. Tuttavia così non è visti i livelli di disoccupazione che investono tanti cittadini, in particolare i giovani e le donne.

Il lavoro a cui noi siamo incessantemente chiamati dal Vangelo per coltivare la mistica vigna, passa anche attraverso l’impegno a svolgere un’azione incisiva perché esso sia accessibile a tutti, specialmente in questo momento dove una crisi economico-finanziaria sta mettendo alla prova tante persone e famiglie e che nella dimensione internazionale sta portando alla morte intere popolazioni. Politica, ambiente, cultura, capacità di leggere gli eventi alla luce del Vangelo sono impegni concreti che ci devono coinvolgere.

Non è casuale che il Consiglio Regionale Ofs ha incrementato l’attenzione all’ambito dell’Evangelizzazione e Presenza nel Mondo (EPM), anche con progetti che interessano tutte le Fraternità Locali, strutturando una rete aperta anche all’esterno dell’Ordine. Andremo ancora avanti su questa con l’aiuto dello Spirito Santo e con la partecipazione di tutti, affinché il saluto di Pace e Bene, che ci è abituale, risuoni portatore di azioni concrete che sviluppino nella società l’augurio che rappresentano.